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Come nasce l’illustrazione di un libro? Ce lo racconta Simone Frasca

foto mantovaDisegni, illustrazioni, linee e colori che accompagnano il testo, lo integrano e, a volte, lo sostituiscono. Basta fare un veloce giro per le librerie o in biblioteca per accorgersi come nei libri per bambini, soprattutto in età prescolare, le illustrazioni rispondano a stili sempre diversi, pronte ad attirare l’attenzione dei piccoli ma spesso ignorate dai genitori, che si limitano a leggere le parole. Eppure leggere l’immagine dovrebbe essere istintivo: i grandi capolavori dell’arte nascevano con l’intento di raccontare storie a chi non sapeva leggere. Un’abilità che gli adulti sembra stiano perdendo, ma che possono ritrovare nei momenti preziosi trascorsi con un bambino (o più di uno) e un libro (o più di uno).

Ma chi c’è dietro a quei tratti, a quei colori? Gli illustratori, professionisti dall’abilità e dalla fantasia in costante evoluzione, pronti a rispondere a un pubblico esigente come quello dei lettori bambini. Latobimbi ha incontrato Simone Frasca, autore e illustratore, per farsi raccontare com’è che nascono i suoi lavori.

Come decidi di far nascere un personaggio o di illustrare un testo?
«In genere per ogni lavoro che intraprendo, sia come  autore sia come illustratore, metto in questione tutto quello che ho fatto fino a quel momento: ho unoBruno_ospedale-Alta-3 stile mio – chi vede i miei disegni dice che li riconosce -, essenzialmente buffo, ma non illustro tutto alla stessa maniera. Faccio un esempio pratico: tre anni fa ho scritto per la biblioteca Ragionieri di Sesto Fiorentino “Doccino tantestorie”, una storia dedicata ai bambini da cui è nata la mascotte della biblioteca. Per me, figlio di una bibliotecaria, che da bambino trascorrevo i pomeriggi nei misteriosi corridoi della biblioteca di architettura dell’Università di Firenze, è stato facile farsi venire in mente una storia. Ma il personaggio come doveva essere? Dai tratti semplici, facile da disegnare anche per un bambino, pronto a diventare un logo come il protagonista di un racconto».

Stili diversi anche a seconda del pubblico?
«Certo, per i bambini più piccoli si usa uno stile più essenziale, per i grandi si possono usare anche tinte meno appariscenti, come le tonalità dei grigi o dei marroni. Ma non ci sono regole ferree, dipende tutto da cosa vuoi raccontare a un bambino. Io mi annoierei a morte a fare tutto sempre uguale… poi le figure cambiano anche a seconda del messaggio che si deve comunicare o del passare degli anni: è il caso di Bruno lo zozzo, eroe della ludoteca dell’ospedale Meyer, “cresciuto” tra il 1995 e il 2005 per il portale “La presa della pastiglia”».

fiorino giottoÈ più facile essere autore e illustratore o illustrare le storie scritte da altri?
«Sono cose completamente diverse, da un lato quando creo interamente il libro ho tutto in testa, storia, immagini, impaginazione grafica e il lavoro che ne emerge è univoco. Dall’altra, però, illustrare un libro scritto da un altro è una sfida incredibile che ti costringe a misurarti anche con quello che non ti piace. Per esempio, come tutti i bambini sanno io non sopporto le biciclette. Per me le biciclette sono come la kriptonite per Superman. Io non metterei mai una bicicletta nel mio libro, ma se devo illustrare le biciclette per il libro scritto da un altro sono costretto a farlo!».

I “grandi” trascurano troppo le immagini?amo-firenze
«Purtroppo sì, spesso le ignorano. Ma ci sono tanti modi per riscoprirle, così come riscoprire la visione delle opere d’arte. A Firenze per esempio si possono seguire le spiegazioni del Fiorino, il giglio animato che conduce i bambini alla scoperta dei monumenti più importanti della città. Il Fiorino è protagonista di una serie di libretti che io ho illustrato (aggiungendo anche alcuni “box-curiosità”), ma i cui testi sono stati scritti da Piero Bargellini, il sindaco dell’alluvione. Un modo divertente per permettere alle famiglie di sapere qualcosa in più di Firenze».

Prossimi appuntamenti?
copertina Mondadori«Il 18 febbraio esce il mio nuovo libro edito da Mondadori, “Chi manca all’appello?”, che segue “La scuola della foresta”, un racconto nato a Sesto Fiorentino perché protagonista è una scuola. Anzi, per l’esattezza  il protagonista è l’autista, Leo. E così si chiama l’autista che porta il mio bambino a scuola: sul suo autobus si parla di ricette, si ascolta la musica e c’è un bel minestrone di cinesi, rom, italiani e così via. Questo secondo libro racconta nuove avventure dei tanti animali che frequentano la scuola della foresta, dove ogni mattina si recano a bordo del pullman guidato da una scimmia. Un luogo pieno di colori e diversità, ma dove non si fa altro che confrontarsi, divertirsi e imparare l’uno dall’altro. È quello che avviene normalmente nelle classi delle nostre città, dove i bambini riescono a creare un’atmosfera meravigliosa, anche con l’aiuto di un fantastico autista».

Per chi si è incuriosito e ha voglia di saperne di più Simone Frasca presenterà il libro “Chi manca all’appello?” il prossimo 8 marzo in un incontro-laboratorio presso la libreria Il gufo di Prato.

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