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Come giochi con i tuoi bambini?

155369863Gioco, tempo e qualità. Sono i tre ingredienti fondamentali della ricerca condotta da FisherPrice in collaborazione con FattoreMamma che ha coinvolto oltre 700 mamme con figli di età inferiore a 3 anni, lavoratrici e non, provenienti da ogni parte d’Italia. Più che la fotografia del fenomeno-gioco è interessante la riflessione che emerge: i bambini hanno bisogno di attenzioni e la dimensione del gioco, in questo senso, è determinante per lo sviluppo della loro personalità. A maggior ragione se è un gioco “pensato”.

In quest’ottica passano quasi in secondo piano elementi comunque interessanti quali l’eterna diatriba tra “gioco libero” e “gioco organizzato”. Il 76% delle intervistate dichiara di organizzare inizialmente il gioco e di lasciare poi il bambino libero di esprimersi, senza intervenire, così che il bambino diventi protagonista consapevole delle proprie scoperte. Un dato coerente con quel 94% di mamme che ritiene essenziale stimolare il bambino a giocare in autonomia nella convinzione (84%) che giocare da soli incoraggi la creatività e la fantasia.

Il tempo, si sa, è tiranno. E per molte mamme fonte di angoscia: sono convinte, e spesso è così, di non averne a sufficienza da dedicare al gioco. Ma questo fattore, comunque, non le scoraggia. Tutte le mamme, lavoratrici e non, dedicano a omenti ludici condivisi con i propri figli il 25/30% del loro tempo.

Un’altra preoccupazione molto comune è quella relativa alla corretta interpretazione del gioco: per il 66% del campione, i figli si annoiano mentre giocano con loro. Di queste, il 72% pensa che però l’elemento noia sia proficuo. Del genere lezione di autonomia “così impara ad arrangiarsi, il divertimento bisogna costruirselo”. Per le altre, invece, la noia è collegata a una loro mancanza.

Non c’è oggi un unico modo di essere “brava mamma” o “bravo papà” – conclude lo psicologo e psicoterapeuta Luca Mazzucchelli – e sono molteplici gli approcci pedagogici che possono portare benefici ai più piccoli. È però importante che dietro ogni decisione educativa vi sia una riflessione pensata e condivisa tra i genitori e che possa essere adattata ai bisogni dello specifico bambino e della singola famiglia”.

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